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Dopo diverse esperienze in campo teatrale e altre minori in settori estranei al mondo dello spettacolo (sarà anche volontario in una caserma di polizia, preannunciando involontariamente il successo futuro del famoso Commissario Catani de La piovra), lo vediamo anche in televisione a interpretare Il picciotto (1973) di Alberto Negrin. Seguono collaborazioni importanti nel mondo del cinema: recita in Teresa la ladra (1973) di Carlo De Palma, Romanzo popolare (1974) di Mario Monicelli, Mio Dio, come sono caduta in basso! (1974) di Luigi Comencini e Marcia trionfale (1976) di Marco Bellocchio. L’incontro con Giuliano Montaldo si rivela fortunato e Placido diventa il protagonista assoluto di L’Agnese va a morire (1976), seguito poi dal dramma erotico Kleinhoff Hotel (1977) di Carlo Lizzani, film pretenzioso che viene equilibrato dal successivo ingaggio, la commedia Casotto (1977) di Sergio Citti.La fortuna de La piovraLa sua filmografia è una delle più ricche e variegate degli attori italiani: alla fine degli anni Settanta lavora con i fratelli Taviani ne Il prato, con Luigi Zampa nella commedia sexy Letti selvaggi, nuovamente con Lizzani in Fontamara e con Bellocchio in Salto nel vuoto.

Il bascoIl basco è il più classico tra i capelli femminili, nonostante venga sempre associato a un look alla maschietto. Anche per la primavera trova la sua freschezza e può diventare un accessorio interessante con cui giocare e divertirsi parecchio. Il colore più ambito è il blu notte, simbolo di eleganza e pulizia cromatica, da portare con magliette a righe o pullover in cotone in pendant per uno stile parigino più unico che raro.

Giunto a destinazione tutto sembra così come era stato narrato. I locali parlano un dialetto pressoché incomprensibile, il cibo non è allettante e l’appartamento dove dovrebbe andare a vivere è privo di mobilio. Ma ben presto le cose cambiano. Si farà notare poi ne L’amore non perdona di Stefano Consiglio, ma anche nella commedia di Gianfranco Gaioni Solo per il weekend.Una rarità nel cinema nostranoDotata di un’affascinante ruvidezza che raccoglie, nel suo sguardo e nei suoi gesti, la volontà di rendere universale la propria esperienza personale, filtrata attraverso il personaggio, Francesca Inaudi interpreta i ruoli con risolutezza e fedeltà alle proprie idee e alla sua recitazione. Come si dimostra ancora una volta, ci sarà sempre qualcuno pronto a raccogliere il testimone dei divi del passato. Guardatela bene, con quel viso asciutto, con quegli occhi così particolari e quelle labbra increspate, non assomiglia a una nostra, tutta nostra, Bette Davis? E non è forse l’eco di una mediterranea Charlotte Gainsbourg? Per quel che ci riguarda, la Inaudi è una brava attrice.

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