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Del 1937 sono tornato carnevale e Sono stato io! (coi tre De Filippo), del 1939 Il marchese di Ruvolito, con Eduardo e Peppino De Filippo, e L’albergo degli assenti. La critica non s’accorge molto di lui, il pubblico va ai suoi film senza farne il fatto del giorno e identificarli in un filone unitario, senza ‘personalizzarli’. Gli interpreti, salvo eccezioni, non sono quelli più popolari e più noti, anche se danno comunque un apporto valido e professionale ai toni spigliati, svagati, certamente fuori da qualsiasi impegno e significato, ma dignitosamente spettacolari che hanno i suoi film.

Eppure, quando è stato il suo turno di scegliere, non ha avuto dubbi. “Il sax rappresenta il livello più alto dell’improvvisazione musicale: tutti i più grandi innovatori nel jazz sono stati sassofonisti”, dice il quarantasettenne. “E poi era lo strumento migliore per rimorchiare ragazze”, scherza salvo poi puntualizzare subito di essere sempre stato una frana nella parte del rubacuori..

Facebook porta avanti il suo impegno nel sociale. Dopo il Check attivato negli attentati di Parigi e in Nigeria per poter comunicare che si è salvi, il social network ora lancia pagine speciali per le associazioni che raccolgono fondi, siano questi per la crisi dei rifugiati, per eradicare la malaria o per costruire un pozzo nei Paesi poveri. Insieme alle pagine arriva un nuovo tasto con cui gli utenti possono fare una donazione senza uscire da Facebook.

Capace di mettere con le spalle al muro il pubblico, puntando il dito su ipocrisie e colpe non espiate, è un ottimo insegnante di vita. Chi dimentica la scena di Manhattan in cui Woody registra “le cose per cui vale la pena vivere”? La lista è ricchissima: “il vecchio Groucho Marx tanto per dirne una, Joe Di Maggio, il secondo movimento della sinfonia Jupiter, Louis Armstrong, l’incisione ‘Potato Head Blues’, i film svedesi naturalmente, ‘L’educazione sentimentale’ di Flaubert, Marlon Brando, Frank Sinatra, le incredibili mele e pere dipinte da Cézanne, i granchi da Sam Wo, il viso di Tracy”. Un elenco di cose seducenti e indimenticabili ma ne manca una che aggiungiamo noi: il cinema di Woody Allen.Le origini tra cabaret, scrittura e recitazioneL’artista viene da una famiglia ebraica, a quindici anni è già autore di strisce per la cronaca rosa e, dato il successo dei suoi scritti decide di abbandonare gli studi (che non porterà mai a termine) per tentare la strada del cabaret.

Non si fa mancare la sua vecchia passione per il teatro che lo vede partecipare al “Re Lear” al fianco del veterano Roberto Herlitzka, spettacolo che dovrà poi abbandonare per gli impegni lavorativi con il cinema.Il 2006 è un anno intenso per l’attore: gira La masseria delle allodole di Paolo e Vittorio Taviani ed è il protagonista dell’epopea familiare de I viceré di Roberto Faenza, entrambi usciti nelle sale cinematografiche nel 2007. Le pellicole costituiscono un tassello significativo nella carriera artistica dell’attore; lavorare con grandi maestri del cinema in ruoli così impegnativi contribuisce a consacrare la sua bravura, allontanandolo dall’immagine costrittiva di sex symbol.Ma non solo: il 2006 è anche l’anno dell’arrivo di una figlia (era già padre di un bambino avuto da un precedente matrimonio), nata dalla relazione con l’attrice Vittoria Puccini. Nel 2012 nel cast del film di Pappi Corsicato con Laura Chiatti e Iaia Forte Il volto di un’altra, e successivamente è protagonista insieme a Valentina Lodovini del ritorno al grande schermo di Marco Ponti, Passione sinistra.

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