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Da Bad a Thriller, da Billie Jean a Go to be there, da Smooth Criminal a I just can’t stop loving you, M. J. Si muove agile, esperto e sinuoso, battendo il tempo in un’esecuzione perfetta che provoca emozioni autentiche. The Equalizer Il vendicatore, nelle sale dal 9 ottobre, è un po’ lo sparatutto spaccaossa del cinema d’oggidì. Un attore maturo come Denzel Washington è il tipico “ex” (corpi speciali, Marines, Cia. Invertendo gli addendi il risultato non cambia) richiamato in servizio attivo per motivi privati (nessuno gli rapisce la figlia, ma si affeziona a una prostituta maltrattata dalla mafia russa).

The Sun (2016)He allowed me to look at an image of my brain on the computer screen. Times, Sunday Times (2006)The ability to do so resides in what are known as the higher centres of the brain. Knowles, Jane Know Your Own Mind (1991)We force our brain to work hard.

Una donna di fronte allo specchio, guardata a vista da uno degli sciupafemmine più terribili della città, che sghignazza divertito per aver trovato la sua nuova preda. Ma forse non sa ancora che la vera preda è lui, perché il riflesso della donna che sta guardando appartiene a Susan Sarandon, l’eroina del cinema dalle frontiere impossibili da superare, siano esse del sesso o sociali. L’hanno definita “una nuova cowgirl”, la prima esponente di quel nuovo sesso di cui fanno parte Sharon Stone e Uma Thurman, che però cronologicamente e cinematograficamente verranno dopo.

Solo l’America celebra di continuo con film, canzoni, tv, ogni momento chiave della sua storia facendone miti pop di pronto consumo, ma inserendoli anche nella memoria del paese e del mondo. Solo il paese delle mille culture sa usare cose da noi insignificanti come mode, balli, giochi, consumi, in simboli universali e irreversibili. Tanto da rifare un memorabile “cult” antirazzista di John Waters interpretato dal travestito Divine e da un cast folle in cui figuravano Sonnie Bono e Deborah Harry (la cantante dei Blondie), ammorbidendolo fino a farne un innocuo film per teenager.A Baltimora, nel 1962, una ragazzina più larga che alta, ma carina e piena di ottimismo, sogna di partecipare al suo show televisivo preferito per diventare Miss Hairspray.

Con un’ingegnosa economia di casting, Luca Santagostino gioca addirittura tre ruoli, Favola ha i suoi punti di forza nei personaggi, negli attori e nella relazione con un’autobiografia che è necessario cercare (e trovare) come in Allen o Moretti. Filippo Timi, con grande disinvoltura narrativa e altrettanta presenza scenica, prosegue il suo lavoro sul corpo, sulla maschera attoriale e l’identità di genere. Fa, avanza, occupa e abita la terra di nessuno del personaggio.

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