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E poi Tornatore, col suo film da record italiano di budget, ha forse dato una sensazione troppo dichiarata di lavorare pensando all’Oscar, non riuscendo a trasferire l’intenzione di grandezza, che alla fine molti hanno percepito come enfasi.Che il nostro cinema non sia più amato nel mondo emerge in modo cinematograficamente matematico, si può dire così. Assumo come riferimento i tre più importanti riconoscimenti del cinema, l’Oscar, il Leone d’oro di Venezia e la Palma d’oro di Cannes. Al di là della discrezionalità e spesso anche delle polemiche, credo che quei tre riconoscimenti rappresentino alla fine qualcosa di “esatto”, un termine di giudizio che vale oggettivamente.

Tutto è magistrale nel suo cinema e quindi anche qui. La cecità come condizione esistenziale in cui l’immagine si fa ricordo, il cinema classico che finisce con l’ispirare addirittura il titolo del film (la sequenza del ritrovamento dei due cadaveri colti abbracciati dalla lava in Viaggio in Italia di Rossellini vista dai due protagonisti in un momento di distesa intimità), il cinema che narra il farsi del cinema nello stesso momento in cui mette in gioco un artificio narrativo tanto palese da dover essere denunciato (Questo è un fatto che succede solo nei film). Tutto ciò e molto altro è presente nel film del regista mancheco che sfoggia come sempre rigore stilistico e cinefilico.

The Provincial Muslim Principalities 5. The Proper Perspective IX. THE DETERMINANTS OF HINDU DEFEATS : 1. Crop water planning and irrigation efficiency in rainfed agriculture Kumar, R. Patil and M. G. The Sun (2016)Asking for more money is just greed. The Sun (2011)It is about power and greed. Times, Sunday Times (2009) Money and greed have corrupted football.

Splatter, doppi e tripli finali, uomini neri hanno accompagnato l’esordio di questo cantante rock nella settima arte, salvo poi spegnersi, diventando fiacco e poco brioso nella propria cattiveria. Si è, insomma, uniformato al resto del magma cinematografico horror americano, mettendo a servizio di Hollywood (e dei teenagers primi fruitori di questo genere?) la sua buona regia e un’accurata (quasi maniacale) importanza per la colonna sonora, rischiando però che l’unico sopravvento che giunga allo spettatore, sia quello della noia. Oltretutto, per vili fini speculari dei produttori americani, è stato scelto come erede di John Carpenter (pur non avendo nulla che lo avvicini a quell’universo così ben delineato) e, a dimostrazione di questo, gli è stata data la possibilità di svelare cosa si nascondeva dietro la maschera di uno dei tre serial killer degli Anni Ottanta fra slasher e horror, Michael Myers (gli altri due sono Freddy Kruger e Jason Voorhees), senza però riuscire appieno a spiegare il motivo di una ferocia, l’angoscia e la violenza dell’ennesimo uomo senza volta che rimangono, ancora oggi e nonostante tutto, il più grande segreto di John Carpenter.

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